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Le scuse non bastano per richiedere l'addebito nel giudizio di separazione - missiva di scuse

(Pubblicato il 28.04.2016) Corte di Cassazione Civile, Sezione VI, ordinanza n. 8149 del 22 aprile 2016.

La Suprema Corte di Cassazione, con l'ordinanza sopra citata, sostiene che la semplice autocritica espressa in un contesto riservato come il matrimonio, in cui "abitualmente il comportamento dei coniugi esprime luci e ombre", non ha rilevanza, soprattutto se si tratta di un piccolo errore (come una lettera di scuse del coniuge).

Nel giudizio di separazione, al fine di stabilire a chi attribuire l'addebito, le ammissioni di una parte non possono essere considerate confessioni in senso stretto, ma possono essere utilizzate come indizi liberamente valutabili dal giudice.

La Corte di Cassazione chiarisce che, all'interno di una relazione matrimoniale, le piccole mancanze o gli errori possono essere considerati normali e non necessariamente significativi. Ciò implica che un coniuge che si scusa per un comportamento non ottimale non deve necessariamente affrontare conseguenze negative in un eventuale processo di separazione, poiché le dinamiche di coppia sono complesse e possono includere sia aspetti positivi che negativi.

Inoltre, quando si tratta di decidere a chi attribuire la responsabilità in caso di separazione, le ammissioni fatte da uno dei coniugi non sono automaticamente considerate confessioni che portano a una colpa definitiva. Al contrario, queste dichiarazioni possono essere valutate dal giudice come indizi, il che significa che il giudice ha la libertà di interpretarle nel contesto più ampio della relazione e delle circostanze specifiche del caso.

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